Incendi, violenze e minacce…
febbraio 4, 2010 8:18 pm varieUltimamente sono stati incendiati dei presidi NO TAV in valle. Sono episodi gravissimi, atti ingiustificabili, che preoccupano particolarmente per la documentata presenza di infiltrazioni della criminalità organizzata in valle di Susa. E’ necessaria una ferma condanna senza tentennamenti e senza “però”, senza se e senza ma, come si conviene per vili azioni criminali.
Negli stessi giorni parte del movimento “NO TAV” ha intensificato la campagna di minaccia contro chi dissente, con intimidazioni e violenze verso lavoratori ed imprese, colpiti neanche per le loro idee, ma per il solo fatto di lavorare nei sondaggi. Minacce estese a sindacati e sindacalisti in un delirio di boicottaggi e liste di proscrizione che ne rendono indiscutibile la matrice fascista.
Preoccupa che gli autori siano parte di un movimento, quello “NO TAV”, che si definisce “democratico”, ma che tale non sarà finché tollererà questi metodi. Non si tratta né di “ignoti” né di popolo ma di organizzazioni politiche che hanno dato un contributo determinante al movimento. In questo caso il problema non è “criminale” (o forse non solo) ma politico e pone con forza la questione del “consenso” tutt’altro che unanime del “no” al Tav che già impedisce il riconoscimento della nuova Comunità Montana come riferimento politico della valle.
Si prefigura, così, l’implosione del movimento con il risultato di gettare l’acqua sporca con il bambino, seppellendo sotto le traversine di un’opera fatta male anche le nobili e giuste preoccupazione di tanti valligiani NO TAV. Quale sarebbe, infatti, la conseguenza del fallimento dell’Osservatorio, il suo diventare inutile? Il ritorno ai metodi “classici” delle ferrovie, con i progetti fatti sulla carta guardando solo a raggi di curvatura e profili altimetrici, come nell’epico “west” americano: ma in ogni western che si rispetti gli indiani possono essere cattivi o buoni, talvolta vittime innocenti altre strumenti più o meno inconsapevoli, ma comunque infine sconfitti.
Per questo la linea del PD deve essere quella di lavorare sempre e comunque nell’Osservatorio, del rifiuto della violenza, del dialogo, del confronto sui dati, della difesa del territorio metro per metro per tutelarlo a prescindere dall’esito della battaglia sul Tav. E su questo cercare un consenso il più “forte” ed ampio possibile. Non è necessario sacrificare gli obbiettivi di un movimento, che pure rappresenta solo una minoranza, a superiori interessi della valle, basta che non si sacrifichino gli interessi certi del territorio, che è di tutti, per l’esito incerto di una politica che è solo di una parte.
Per questo le amministrazioni locali della valle dovrebbero mandare i loro tecnici e fare le loro osservazioni, migliorando un progetto che comunque da altri viene redatto, cercando su questo il massimo consenso anche senza rinunciare all’opposizione all’opera. Anche per le amministrazioni più ostili al Tav sarebbe un gesto di grande responsabilità politica che dimostrerebbe forza e lungimiranza e che nessuno potrebbe bollare come un cedimento. L’avvocato che chieda in subordine una condanna mite non per questo è meno convinto o efficace nel difendere l’innocenza del proprio assistito, fa solo bene il suo mestiere.


Lorenzo :
Date: febbraio 6, 2010 @ 12:58
Le ferrovie andrebbero progettate con i metodi “classici” delle ferrovie, partendo dai i progetti fatti sulla carta guardando ai raggi di curvatura e profili altimetrici, e non imponendo passaggi in posti impossibili. vedi stazione int. di Susa, interramento sotto la linea storica in bassa valle, passaggio forzato all’interno dello scalo di orbassano e altre insensatezze frutto delle richieste non tecniche ne economiche ma puramente di interesse politico.