Eluana, cattolicesimo e libertà

4:50 pm varie

Sulla vicenda Englaro, credo, si è parlato troppo: tuttavia riporto una mail che ho inviato qualche tempo fa perché presenta un punto di vista diverso da quello classicamente “liberale” e, per questo, ha suscitato un certo interesse in alcuni destinatari. Io, comunque, penso che ciascuno abbia il diritto di rinunciare a una cura, anche solo al fatto di essere imboccati contro la propria volontà. E considero “folle” l’idea che si possa imporre un tubo nello stomaco per 17 anni, fosse anche per introdurci solo acqua e pane. E’ uno di quei diritti “costituzionali” e “costitutivi” della convivenza civile che nessuna maggioranza dovrebbe poter modificare, per il semplice motivo che nessuna legge può abolire la libertà. Ed è evidente che per stabilire se in quel caso quella persona non volesse quel tubo bastino i pronunciamenti della magistratura nei diversi gradi. Anzi penso che per capire quando una cura sia ormai una “tortura” non serva una legge né un giudice, ma solo la pietà di medici e familiari.

Ciò che però mi ha colpito del dibattito su questa vicenda, oltre alla speculazione politica, è stata la “violenza” dell’atteggiamento di molti cattolici; alcune loro componenti antepongono l’imposizione a tutti della loro morale anche alla misericordia. Mi sorpende che, in parte “rimangiandosi” una tradizione millenaria di “evangelizzazione” ed uno strisciante “antistatalismo” – soprattutto dopo il risorgimento – deleghino poi questo ruolo allo Stato. Così come mi sorprende che l’origine e il fine dell’etica si giochino attorno ad un’anima legata a doppio taglio ad un grumo di cellule ancora privo di anima razionale o che sopravvive grazie alle più moderne conseguenze dell’era dei lumi.

Forse i cattolici temono che le novità filosofiche ed epistemologiche – rispetto al mondo antico ed alle altre religioni – della visione cristiana siano oggi ostacoli alla sua diffusione perché troppo “complesse” e “profonde”. La visione finalistica della storia contrapposta a quella circolare, il libero arbitrio in luogo del fato, il significato della cose che prescinde da esse, l’anima “spirata” dall’esterno da Dio e che a Dio ritorna in luogo di sepolcri ricolmi di cibi e ricchezze, di reincarnazioni e di mondi popolati da zombi. Insomma le riflessioni profonde della Patristica e della Scolastica che hanno spianato il terreno al razionalismo ed all’illuminismo sono “universali” ma poco “globalizzabili”. O così temono le gerarchie vaticane, che forse confondono “l’universalismo” – aka cattolicesimo – con la globalizzazione dei mercati e delle mode.

Infastidito dall’essere considerato “pastore di una cultura di morte”, e dubbioso del fatto che per “fare la volontà di Dio” sia necessario che lo Stato imponga quel tubo per decine di anni anche a chi non lo vuole, ho scritto la mail che di seguito riporto in risposta ad una molto dura di un amico cattolico.

caro Arnaldo,

pensi sia giusto tenere, nei riguardi degli altri, toni sempre così pesanti? Non ti senti a disagio nell’esprimere giudizi così netti e cattivi?
Immagini cosa significhi per un padre avere la figlia in quelle condizioni?
Sei davvero certo che esista un confine preciso e netto nelle cure di pazienti in condizioni disperate, un confine che separa i buoni, testimoni della vita, dai cattivi portatori della cultura della morte? Non credi che il vero rapporto tra la vita e la morte, nel trapasso dall’una all’altra, sia uno di quei misteri su cui Dio non ha voluto illuminare l’uomo?

Forse l’unica vera responsabilità di Englaro, non so dirti se giusta o sbagliata, se utile o meno, è stata di voler di coinvolgere tutti noi e la legge nel suo dolore e nel suo struggimento.
A lui penso sia capitato quello che capita a tanti da quando la medicina, ormai così potente, si imballa quasi solo più di fronte all’immutevolezza del Nulla, un nulla senza senso dopo la dipartita della speranza da un corpo martoriato.
Che sia il medico a suggerirlo o i parenti a pretenderlo c’è un momento nel quale si dice, con compassione ma con fermezza, che non c’è più nulla da fare. E quante volte la misura di queste scelte è motivo di scontro tra parenti e parenti, e tra questi e i medici?
Chissà quante volte è stata pronunciata la frase “Qui non posiamo fare più nulla, lasciatelo morire a casa sua”. O altre simili così generiche ma così drammaticamente esplicite. E chissà quante volte ciò è stato motivo di eterni e intimi rimorsi, chi può dire cosa siano la disperazione e l’accanimento?

Oggi si muore spesso con il misericordioso aiuto di qualche medico, e visto che la morte rende tutti uguali, ci lasciano così anche i Papi, senza chiedersi se il taglio della pancia per imbottire di medicine e integratori sia come imboccare amorevolmente chi è prigioniero di un immobile corpo. E se si abbia il diritto di liberarsi da tanto angosciosa prigionia, o fino a dove sia giusto che la macchina pompi un cuore esanime oltre il punto in cui le forze di un massaggio manuale abbandonerebbero le braccia di un soccorritore, pure di fronte ad un cervello ancor vivo.
Forse il caso di Eluana era più  difficile, più ambiguo di altri, ma, penso, che il papà di Eluana sia più vicino a te di quanto il tuo furore ti faccia credere. Mi piace pensare che egli non abbia accettato di chiudere la partita lontano da sguardi indiscreti con un atto di misericordia per il quale nessuno gli avrebbe negato l’assoluzione. Come i più, non meno umani e sensibili di lui o di te, hanno fatto, fanno e faranno. Lui no, non si è arreso difronte ad una coscienza esuberante come la tua, ed ha chiesto che ci fosse una legge o un giudice che muovessero la mano di un medico, trasformando questa vicenda in una battaglia per affermare la libertà di tutti a morire con dignità. Perché comunque infine si muore ed anche  la promessa vita eterna passa per l’accettazione della morte.

Penso che io debba poter decidere delle sorti di quel corpo che Iddio mi ha donato con la promessa, non con la condanna, della resurrezione; una decisione libera grazie a quell’arbitrio che mi consente di scegliere anche tra il sommo pregiudizio eterno e l’albero della conoscenza adorno di frutti gustosi ma caduchi. E se Dio ci lascia liberi di negarlo, bestemmiarlo ed ucciderlo, chi sei tu per giudicare, vietare e imporre?
Io non sono affatto certo che quel pronunciamento chiesto da Englaro sia giusto, né in generale né per Eluana. Forse ha ragione Andreotti che pensa che sia questione da lasciare nell’intimità, che nessuna legge o pronunciamento possa alleviare la responsabilità di medici, pazienti e malati. So però che tre corti di giustizia si sono espresse in questo senso, e da ultima la Cassazione. So per certo di avere una coscienza e di non essere portatore di una cultura di morte. Penso che, forse, nessuno possa dire se e quando è giusto lasciare o staccare il sondino. So però che, fino ad ora, gli unici trattamenti sanitari obbligatori previsti nei paesi democratici servano a tutelare la collettività, come i vaccini, mai ad imporre la felicità od anche solo la salute. E penso che difronte alla complessità di questi temi alla luce delle conquiste della medicina sia necessario discutere e trovare nuove morali, ma anche legiferare, senza rincorrere la pretesa di imporre la propria etica  agli altri, senza  approfittarne per squallide speculazioni.

Soprattutto per questo penso che sia ora di finirla di additare sempre gli altri come “apri porta” delle peggiori nefandezze.
Rispetto, ci vuole rispetto; per i vivi, per i morti, per i morenti e per i nascituri, ma rispetto. Anche per i propri “compagni” di partito!!!

Ciao

Lascia un commento

Il tuo commento

Puoi usare i seguenti marcatori: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Nota: Essendo attiva la moderazione potrebbe essere necesssatio aspettare un certo tempo per vedere pubblicato il commento. Non serve inviarlo nuvamente.